IL MITO DEL GRANDE AMATORE

Che cosa faceva di Valentino il più grande amatore dello schermo? Psicologi, sociologi e chiunque fosse interessato al cinematografo hanno dibattuto la questione per anni, senza pervenire a un'unica spiegazione. Senza dubbio il suo fascino si discostava completamente da quello consueto dell'attore cinematografico. Il fatto che interpretasse le parti con una fervida intensità e che riuscisse a far sembrare veri i suoi personaggi, perchè per lui erano molto reali, accrebbe l'attrattiva che egli esercitava sulle folle. E, anche se gli alti papaveri dell'industria cinematografica tardarono a rendersene conto, l'essere un "tipo straniero" rese incommensurabilmente più grande il suo ascendente sul pubblico. Negli anni Venti, quando evadere era tanto importante e l'irrealtà allettava in così grande misura i frequentatori delle sale cinematografiche, quel primo "amatore forestiero" sembrava di gran lunga più affascinante e seducente di tutti i tipi di americani puri veduti così spesso.

Da Robert Oberfirst, "Valentino", Longanesi, Milano 1977, pp. 120 -121



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